"Ante Mortem" 2014 - Terza edizione

Gli artisti invitati quest'anno a partecipare alla ormai consolidata rassegna d'arte contemporanea Vagiti Ultimi si sono misurati con un tema stimolante e aperto alle più svariate interpretazioni come quello dell'Ante Mortem, inteso come l'attimo che precede la fine del lavoro creativo e dunque la morte ideale di un'opera. Come a dire che dipinti, grafiche, sculture, performance, fotografie, installazioni proposte dichiarano di essere incompiute, nel senso di “non finite”, dunque ancora vive e disponibili al dialogo con il fruitore. Nasce così una nuova definizione di mostra: per Vagiti Ultimi contemporaneo significa simultaneo, perché non esiste più un'arte da mostrare, bensì da vivere, da compiere insieme, artisti e spettatori, nel corso dell'evento. Se la morte non può essere affrontata a prescindere dalla vita, ecco che i 25 artisti partecipanti hanno esteso e personalizzato quell'analisi esistenziale voluta da Ante Mortem, regalandoci esempi altissimi del proprio estro.

Tra gli autori stranieri i greci Nikos Gyftakis e Adam Martinakis hanno entrambi legato la propria indagine al concetto di tempo e inciampato nel tema del doppio, sovrapponendo e intrecciando momenti diversi di personalità complementari. Gyftakis prende due immagini della stessa donna, una fotografata, l'altra dipinta, colta in età diverse e ne rende eterno il ricordo al di là della caducità della vita. Martinakis dal canto suo esplora l'ignoto attraverso due corpi, che per la durata della sua video-installazione si trasformano in forme separate da un labile confine. Sulla stessa linea di ricerca si posiziona il lavoro di Serena Salvadori, anch'esso incentrato sul corpo, nudo alla nascita e denudato dalla morte, che chiede: “Per cosa vivi?”. La sua installazione si arricchisce di foto d'autore, in cui si riconoscono la celebrazione della poesia della natura e la malinconia per il tempo che passa.

La fotografia è il principale mezzo espressivo per Andrea Vannini e Rita Antonioli, che ritraggono rispettivamente un paesaggio urbano e uno naturale, per potere in ogni caso catturare un istante, prima che il mondo cambi e muoia persino l'idea di vita. Antonioli, da artista raffinata con la passione per il teatro, non ci nega nemmeno stavolta il suo punto di vista, come successo con la serie di ritratti di musicisti pubblicati nel 2006 con prefazione di Patti Smith: pondera bene tutti gli elementi scenici e si sofferma a lungo sul senso di precarietà della vita. Vannini ha piuttosto uno sguardo ironico, quando gioca con numeri e figure per dimostrare la mistificazione dello spazio urbano, la banalizzazione del contesto quotidiano. Dando attenzione anche all'angolo più squallido di città, la coglie prima della sua scomparsa definitiva come spazio di sicurezza, prosperità e decoro.

Vagiti Ultimi è da sempre una rassegna attenta al panorama artistico internazionale e non è mai incappata nell'errore della sordità rispetto alle voci di artisti del territorio, che proprio nell'evento abruzzese hanno fatto il loro esordio. Mi riferisco a Domenico Bindi, che prende di petto la tematica di quest'anno e utilizza veri resti animali per ironizzare su un'Italia ormai letteralmente ridotta all'osso, e Lucio Nespoli, il quale completa questo panorama parlando delle guerre nel mondo e reagendo con un gesto irriverente. I due autori, che hanno lavorato insieme sulla tecnica del mosaico a scopo decorativo, dimostrano la possibilità di incanalare l'abilità artigianale nella realizzazione di un'opera d'arte.

Dello stesso avviso è un altro atriano, Luciano Lupoletti, che presenta a Vagiti Ultimi, di cui è l'ideatore e il principale animatore, un'installazione realizzata in collaborazione con Ivo Galassi, proveniente proprio dal mondo dell'artigianato, avendo ereditato la bottega di fabbro del padre. Lupo e Asso, come si fanno chiamare, fanno un omaggio a Carmelo Bene, ricordando la sua Lectura Dantis del 1981, fatta dalla Torre degli Asinelli di Bologna a un anno dalla strage della stazione. La pittura enigmatica di Lupoletti incontra l'armatura di ferro di Galassi in un complesso di grandi dimensioni che bene rende l'idea di Dio “illusione dell'oggettivazione del sé”, come recitava il grande attore italiano.

Luciano Lupoletti raddoppia la sua presenza nel duo Lupo e Ardo, appellativo di Alfonso Di Berardo, un grafico e designer che ha fatto di un motivo segnico in bianco e nero, di sapore Maori, la sua cifra stilistica. Viene messo in mostra un quadro del ciclo dedicato al romanzo Amabili resti, dove il racconto dei delitti di un serial killer lascia spazio al momento Ante Mortem, in cui l'arte sublima persino la fine dell'esistenza umana. L'esercizio della creatività permette ai due autori di compiere viaggi spazio-temporali che molto hanno a che fare con i flashback o le premonizioni, finché il risultato finale diventa una dilatazione totale ed estraniante della storia.

A qualcosa di simile arriva un altro talento originario di Atri, Flavio Sciolè, che in anteprima assoluta presenta la sua ultima performance estrema, confermando la sua natura di “artista antinarrativo”, come è stato definito dalla critica. Di quest'attesa disattesa ci coinvolge in una scena reiterata all'infinito, in cui un uomo delirante ci porta sull'orlo di una morte autoinflitta che mai accade. Il declino viene solo paventato attraverso suoni ripetuti, lancette, azioni che si rigenerano incorruttibili, mentre il legame tra la vita e la morte diventa sempre più indissolubile.

Sciolè è un volto noto come quelli di Stefano Ciaponi, Ciro Palladino, Enzo Guaricci e Carlo Moschella, tutti provenienti da ambienti culturali molto diversi tra loro, che in qualche maniera hanno influenzato le loro linee di ricerca. Guaricci ad esempio viene dalla provincia pugliese ma si è formato tra Firenze e Roma, aderendo negli anni Settanta alla Nuova Figurazione Romana; a Vagiti Ultimi è presente con un pezzo significativo di quel periodo, dove la morte è soltanto sussurrata, sottintesa, nascosta dietro due ombre misteriose, che si stagliano accanto al corpo nudo di un adolescente. Ciro Palladino grida forte la propria napolenità con una tela intensa e drammatica, tratta dal ciclo Più nero del nero, che racconta la morte attraverso l'annullamento del colore e un graffitismo sprezzante, mentre Ciaponi rende onore alle sue origini toscane con l'unica opera incisoria in mostra, una finestra aperta sul mondo dell'infanzia, dove Ante Mortem è il preludio alla perdita dell'innocenza. Infine Carlo Moschella, carattere nordico cresciuto nel bolzanese e formatosi in Germania, sorprende con una pitto-scultura piena di simbolismi, che ci mostrano in modo originale l'origine della vita e con essa l'abbandono definitivo del grembo materno.

Il suo modus operandi è del tutto simile a quello di Giuseppe D'Orsi, che inserisce nel quadro elementi 3d lasciati liberi di vagare nello spazio e stimolare l'immaginazione: è la mente dello spettatore ad assemblare tutti i pezzi in un numero indefinito di opere possibili, dunque l'arte si fa eterna perché mai destinata a morire, bensì costretta a mutare continuamente.

Questo senso di non finito permea anche i lavori di Lorenzo Bartolucci e Rolando Fidani, che intenzionalmente arrestano la costruzione della figura, prima che questa acquisti totalmente un senso compiuto. Eppure i loro metodi sono diametralmente opposti, in quanto Bartolucci tesse ricami fatti di capelli, che puntualmente non porta a termine, scegliendo una materia organica per imporre la sua traccia nel mondo, mentre Fidani parte da un'immagine quasi del tutto strutturata, per poi distruggerla in fasi distinte, che infine portano alla deflagrazione della realtà.

La sua stampa ai sali d'argento è l'ennesima prova della varietà di forme d'arte accolte quest'anno a Vagiti Ultimi, dove tuttavia non vengono omesse le tecniche principali della scultura e della pittura. Basti ammirare l'opera di Sorin Purcaru, che rende contemporanea la classica fusione in bronzo grazie all'accostamento surreale di elementi improbabili, come un bossolo proiettile, una campana, un paio d'ali e una serie di cariche a molle. L'artista rumeno costruisce così la figura del guardiano delle chiavi del Regno, un moderno Pietro che resta in equilibrio precario sulla possibilità di salvezza dell'uomo.

Anche Julian Schulz si propone come scultrice, scegliendo un materiale antico come il ferro, ma affatto tradizionale è il suo totem arrugginito, fatto di maschere che segnano il passaggio tra la vita e la morte insieme alla luce che le attraversa. L'artista vede la forma smaterializzarsi nei vuoti, eppure avverte ancora l'essenza dell'opera d'arte, che non ha fine e dimostra ancora la propria presenza con tutta la sua forza magica.

Quanto ai pittori presenti in mostra, si va da una contestualizzazione dei grandi movimenti storici, come la Pop Art o l'Informale o ancora l'Arte Concettuale, fino ad arrivare a nuove definizioni artistiche, come quella di Fluon, da “flu” (fluorescenza) e “on” (accesa), un'ipotesi creativa avanzata da Andy, musicista dei Bluvertigo e artista a tutto tondo. Catturati dai suoi colori fluorescenti, entriamo nell'opera scelta per Vagiti Ultimi, che appare in tutto e per tutto un manifesto programmatico. Andy prende il quadro-simbolo della sintesi di tutte le arti, La Danza di Matisse, per poi creare un dialogo serrato con l'immagine di un personaggio tratto dal mondo di Walt Disney: al piede del danzatore che preme la terra quasi fosse elastica risponde la zampa dell'Aristogatto che schiaccia il tubetto di tempera, dimostrando che tutto, in particolare l'arte, nasce dal ritmo. Creando un confronto tra il maestro Fauves che sperimentò gli ultra-colori per trovare per il cielo “un bel blu, il più blu dei blu”, come scrisse in una lettera, potremmo dire che Andy abbia regolato il ritmo dei colori per creare “un bel fluo, il più fluo dei fluo”.

Un altro autore che in qualche modo ha trovato una definizione per la propria ricerca è Angelo Barile, protagonista del Popsurrealismo, ovvero di un movimento che fa capo alla rivista californiana “Juxtapoz” e da circa un ventennio assorbe le contaminazioni di science fiction, folklore, fumetto e molto altro. Barile ci propone un'insolita pala d'altare per la devozione di un mito moderno come la saga di Guerre Stellari, incentrando la rappresentazione sul personaggio di Dart Fener, il cavaliere corrotto dal Lato Oscuro, vero simbolo dell'Ante Mortem.

Del tutto originale appare anche la ricerca di El Gato Chimney, che mescola elementi della Street Art, del Graffitismo, del Surrealismo e della Steampunk per conoscere la sfera delle emozioni più profonde. Il suo è un mondo affollato di simboli e abitato da creature fantastiche che non lasciano spazio all'uomo, dando grande turbamento e lasciando tutti gli interrogativi irrisolti.

L'innovazione generata da quest'ultimo gruppo di giovani talentuosi nasce dallo stimolo a puntare sulla creatività per superare i limiti dell'arte contemporanea. Per farlo, alcuni degli artisti presenti quest'anno a Vagiti Ultimi hanno metabolizzato la lezione di grandi maestri del Novecento e fatti propri i loro principi. A volte questo ha una grande evidenza, come nel caso di Renato Giorgio, la cui pittura è strettamente informale, ma riesce a rinnovare ogni regola del movimento che negli anni Cinquanta e Sessanta volle negare la forma, altre volte va chiarito con uno studio attento del pezzo. Così bisogna entrare nel lavoro di Paolo Repetto per apprezzarne la complessità e annoverarlo nel filone dell'Arte Concettuale: partendo dalla storia vera dell'omicida Kenneth Allen Mcduff, l'artista indaga il concetto di Ante Mortem sia presagendo la condanna con della vernice rossa sparata sul quadro per mezzo di materiale esplodente, sia utilizzando numeri e segni per rendere indelebile la violenza dell'episodio.

Un approccio duro al lavoro creativo il suo, che spinge subito al bisogno di un'idea più leggera e porta dritto all'arte provocatoria e irriverente di Pep Marchegiani, noto a tutti per aver collocato a Firenze una copia del David dal membro priapesco, esortando allo svecchiamento della cultura. Il personaggio che stavolta l'artista ci mostra, ritraendolo prima della morte, è quello di Madre Teresa di Calcutta, sorpresa a fumare una sigaretta in un grande quadro pop. La santa appare come un'icona svuotata di significato, del tutto simile ad una star mediatica, e porta con sé uno sguardo sarcastico sul mondo.

L'artista abruzzese chiude la lunga carrellata sulla schiera dei partecipanti alla III edizione della rassegna Vagiti Ultimi, che quest'anno si arricchisce di un omaggio al maestro Pasquale Di Fabio, protagonista indimenticato del GAM (Gruppo Artisti Marsicani). Sempre disponibile al confronto con i colleghi nelle collettive organizzate dagli anni Cinquanta al 1998, anno della sua scomparsa, egli avrebbe certamente apprezzato l'incontro con artisti della nuova generazione nelle suggestive sale delle cisterne romane di Palazzo dei Duchi d'Aquaviva ad Atri. Ancor più sarebbe stato orgoglioso del riconoscimento che gli organizzatori hanno voluto tributare al figlio Alberto, il quale ha da tempo acquisito una rilevanza internazionale, costellata da importanti conquiste quale l'inserimento nella raccolta del più grande collezionista d'arte al mondo, Larry Gagosian. L'ultima produzione, incentrata sulla rappresentazione delle sinapsi neuronali attraverso una pittura definita “astratto-organica” dallo stesso autore, sintetizza l'interesse per la scienza osservata al microscopio, con un'indagine sulla luce che oggi lo porta a sperimentare colori psichedelici e inaspettate apparizioni di bianco. L'ossessione per le forme viste al dettaglio e l'esattezza scientifica della materia organica ci riportano con forza all'ordine geometrico di Pasquale, che aveva fatto della linea il nucleo delle sue pitto-sculture. Alberto ha così imparato la consistenza palpabile dell'elemento luminoso, trasformando l'armonia spirituale del padre in un rigore matematico riguardante prettamente la materia.

La possibilità di godere del lavoro di entrambi, per la prima volta protagonisti insieme di una rassegna prestigiosa come Vagiti Ultimi con un nutrito numero di opere, è un dono che resterà nella storia dell'arte contemporanea abruzzese.

 

Testo di Chiara Strozzieri

 

 

L'associazione culturale “Vagiti Ultimi” organizza mostre collettive di Arti Visive in location d'eccezione.

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